martedì 25 agosto 2015

Ferrata Gadotti, Sas Aut e Cima Vallaccia: anello da Soldanella

Data uscita: 3 Agosto 2015
Punto di partenza: Campeggio Vidor (1415)
Punto più elevato: Cima Vallaccia (2637)
Dislivello in salita: 1400
Tempo totale di percorrenza: 8 ore
Grado di difficoltà: EEA
Punti d'appoggio: Bivacco Zeni, Rifugio Vallaccia, Baita Monzoni alta
Periodo consigliato: Estate e inizio autunno
Note segnaletica: Buona, mancano alcuni cartelli nei bivi ma con una buona cartina e un po' di intuito ci si orienta bene 


Sas Aut e Sas de la Luna

Terzo giorno di “accantonamento” in Dolomiti: sveglia comoda dopo la notte solitaria in tenda, gambe fracassate da due giorni intensi di trekking. Non c’è miglior medicina di una passeggiata sulla strada fino a Pozza di Fassa, dove compro da mangiare nell’attesa che mio padre si faccia largo nel traffico lungo la val di Fiemme. La giornata è magnifica: altissime, come le lancette di un orologio, Cima Undici e Dodici attendono mentre il sole si alza.

La Vallaccia dall'alto

Verso le 11 siamo entrambi in campeggio, lasciamo la macchina in piazzola e ripartiamo per l’ennesima volta (io) verso la val San Nicolò, con la ben nota via Crucis fino a Malga Crocifisso (1522). Imbocchiamo lo stesso sentiero di ieri sera, il 615a, ma al bivio proseguiamo a destra verso il Bivacco Zeni. Guadagniamo quota con vari tornantelli nel bosco di larici, fino a sbucare nel fondo della selvaggia Vallaccia.

Vallaccia

Il sentiero risale ora ripidamente i ghiaioni e detriti che caratterizzano questo scolo di frane, valanghe, inondazioni e ogni tipo di evento catastrofico per cui merita il nome di Vallaccia. E’ mezzogiorno, il sole batte a picco fra Sasso delle Undici e delle Dodici, ora più vicine, e la salita è faticosa. Dopo un facile tratto con pioli e cavo di ferro, raggiungiamo il Bivacco Zeni.

Bivacco Zeni, sullo sfondo il Sassolungo

La piccola struttura arancione (4 posti letto, no tavolo) è in posizione panoramica sul bordo del dosso morenico che sbarra la valle. Notevole il colpo d’occhio sul Sassolungo e specialmente sulla testata della Vallaccia, coperta dai ghiaioni e dominata da pareti e pinnacoli altissimi. Il sentiero 615 proseguirebbe lungo la valle per poi salire lungo un canale alla Forcella Valaccia: lo percorremmo in discesa due anni fa; oggi invece dal bivacco saliamo un’evidente traccia a destra (no indicazioni) fino al vicino attacco della Ferrata Gadotti.

Inizio della ferrata Gadotti

Il percorso è abbastanza semplice e riattrezzato dopo la frana del 2012. Si comincia con una cengia e un caratteristico passaggio sopra una grotta; il proseguimento alterna tratti di sentiero, canali ripidi non sempre attrezzati e qualche passaggio verticale. Alle nostre spalle giganteggia la parete ovest di Cima Undici. La salita termina su una sella, non ancora posta sulla spartiacque ma affacciata su una piccola conca glaciale interna a Cima Dodici, invisibile dal fondovalle.

Fine della ferrata Gadotti

Un tratto di sentiero in traverso ci conduce a una nuova sella, vicina alla vetta di Cima Dodici (2446): ora il panorama si apre sulla bassa val di Fassa, case e hotel di Moena appaiono piccoli piccoli a confronto con le pareti immense del Catinaccio. Un nuovo sentiero attrezzato comincia dopo un breve tratto sulla cresta: si tratta della ferrata Sass Aut. Qui il cavo è davvero nuovo di zecca, e non sempre risulta indispensabile; risaliamo con qualche zig zag il versante sud del Sass Aut (2555), godendo di un panorama sempre più vasto.

Sulla ferrata Sas Aut, Catinaccio sullo sfondo

La sorpresa però ci attende alla fine del cavo, dopo un facile canale… mentre le più famose Dolomiti fassane – Catinaccio, Sassolungo, Sella – si presentano circondate dai prati, questo estremo lembo della Marmolada si spicca senza pause dai boschi del fondovalle e nessuno sospetterebbe di trovarceli in cima, i prati. Eccoci così su un sentiero comodissimo, con le Pale di San Martino semi-avvolte dalle nuvole e Cima Vallaccia finalmente visibile, ancora alta ma più vicina.

I prati sommitali del Sas Aut, verso Cima Vallaccia

Il godimento però non dura molto… del resto siamo venuti per fare una ferrata! Quindi non possiamo lamentarci di un altro scabroso canale da cui scende, nuovamente attrezzato, il percorso, con alcuni tratti verticali più impegnativi – se non altro percorsi in discesa. Perdiamo almeno 150 metri, e dopo un simpatico passaggio stretto, ci ritroviamo su un praticello, appena sotto un campanile roccioso impressionante: qui la ferrata finisce, ma riprende la salita, spietata sotto il sole del primo pomeriggio.

Seconda parte della ferrata Sas Aut: il canale

Traversiamo un ghiaione poco sotto la parete est di Cima Vallaccia, le gambe iniziano a patire i 3000 metri abbondanti di salita in tre giorni… raggiungiamo la Forcella Baranchie (2528), affacciata sul crinale dei Monzoni, ma non ancora sulla spartiacque principale. Una traccia taglierebbe verso Forcella la Costela, ma ormai siamo a un passo da una delle vette più panoramiche delle Dolomiti e non possiamo saltarla in una giornata come oggi.

Il traverso prima di Forcella Baranchie

Ultimo strappo molto ripido su un ghiaione ed eccoci in cresta. Pochi minuti di sentiero ora facile e siamo finalmente su Cima Vallaccia (2637), con piccola croce e immancabile prato. Ci fa compagnia una famiglia di portoghesi con i bambini, sicuramente dotati di molta più gamba e fantasia rispetto alle orde di Lanzichenecchi sui prati del Buffaure, dall’altra parte della valle san Nicolò. Queste montagne prive di impianti di risalita sono più selettive, ma sicuramente regalano maggiori soddisfazioni e solitudine.

In vetta

La lunga discesa nella val Monzoni è meno dolce di quanto sperassi, e certo non fa la gioia delle ginocchia di mio padre, 28 anni cadauna… raggiunta Forcella La Costela (2529) scendiamo a sinistra con un traverso ripido e delicato su ghiaia, sotto le pareti stavolta ovest della cima da cui siamo scesi. Non ci mettiamo molto a raggiungere il bel rifugio Vallaccia (2275) per una birra tanto desiderata quanto contenuta… si sta facendo tardi infatti, almeno per il centro benessere in campeggio.

Rifugio Vallaccia

Riprendiamo a scendere lungo questa valle meravigliosa, con le sue baite di legno, i Monzoni bruni e le dolomiti castane, le tonalità ravvivate dalla luce calda del pomeriggio. Dalla Baita Monzoni Alta non scendiamo con la strada come feci io ieri sera, ma superiamo il fiume per attraversare un nuovo alpeggio lungo una sterrata, e ritrovare la strada più a valle. Nuove varianti su sentierini nel bosco, a pochi passi dall’orrido formato dal rio Monzoni, ci permettono di arrivare fino a Malga Crocifisso quasi senza pestare asfalto.

I Monzoni

Sesta via crucis in due giorni, meritata piscina con idromassaggi e ottima cena all’agriturismo Soldanella (almeno la mia). La dura brandina mi aspetta per l’ultima notte in tenda, aspettando la mattina per nuove puntate in quota!

Nessun commento:

Posta un commento